Pagine

martedì 21 settembre 2010

Ricordi


La incontrai dopo alcuni anni. Non era molto cambiata dal periodo del liceo. La stessa baldanza, la stessa sicurezza di allora e quegli occhi intelligenti e mobili che si spostavano continuamente.
Non era bella, semmai le si poteva  riconoscere un certo gusto nel vestire e nel truccarsi che la rendeva interessante.
Del resto, ciò accadeva molto raramente anche perché non aveva né la voglia né la pazienza di perdere un po’ del suo tempo dinanzi ad uno specchio.
Camminava con quel suo passo pesante e spedito e vedendomi di lontano rallentò la sua andatura.
La riconobbi solo quando mi fu davanti.
- Ciao come stai? -.
Le solite frasi che ci si scambia quando non si sa che dire o quando due persone non si vedono da molto tempo.
Non so per quale ragione mi offrii di accompagnarla.
Forse mi incuriosiva sapere qualche cosa di lei, della sua vita, come se cercassi un legame col passato che era ormai scomparso.
Ricordo che un suo sogno era quello di poter fare l'attrice. Una volta l'avevo accompagnata alla Scuola d'Arte Drammatica ma ci dissero che le iscrizioni erano state appena chiuse e ricordo che non appena ci trovammo fuori, lei cominciò a piangere silenziosamente e brevi sussulti ogni tanto la scuotevano.
Ora camminavamo raccontandoci le cose più stupide ed ogni tanto lei rideva con una allegria quasi forzata, come se avesse voluto farmi piacere.
Gli alberi erano stati potati da poco e la strada appariva diversa.
Larghe fette d'azzurro si perdevano dietro le case alte e popolate della periferia.
Ricordai il tempo in cui ci preparavamo per l'esame di maturità e le speranze, le paure di allora in quel momento mi apparivano irreali.
Parlando di me, credevo di parlare di un altro.
Mi venne in mente il giorno in cui litigammo studiando una poesia di Ungaretti . Ridevamo di gusto rammentando le nostre vecchie posizioni: lei arroccata su un concetto ripreso dal Petronio, io contraddicendola totalmente. Adesso mi sembrava che lei allora, avesse avuto ragione e che io ero in disaccordo solo per il gusto infantile di contraddirla.
Ogni tanto smettevamo di parlare e lei, come me, richiamava alla memoria i particolari come per afferrare qualcosa che ormai ci era sfuggito completamente.
- Ti ricordi il Prof. T.? - mi chiese all'improvviso.
Le risposi di sì e ripensai a quel caro signore dagli occhi bellissimi e stanchi che sembravano voler fuggire qualcosa.
Forse era solo timidezza.
Un giorno lo vedemmo piangere mentre leggeva un canto di Dante ed in classe si fece un silenzio profondo.
- Mi ero innamorata di lui.-
Non so perché questa frase che lei disse quasi di corsa mi rattristò.
Non dissi nulla e continuammo a camminare in silenzio.
Rivedevo quel buon professore dalle maniere gentili e ripensai alla tristezza del suo viso. Tante volte mi aveva dato questa impressione, ma ero sicuro che non fosse solo un'impressione.
Forse era solitudine.
La lasciai ad un angolo di strada e si confuse per sempre con la folla frettolosa.

Nessun commento:

Posta un commento