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martedì 21 settembre 2010

Esperie


Colori del senso distraggono la mente, gli occhi, mentre l'anima si aggira tra le facce stravolte, sopra le teste arruffate... vaga, si abbatte libera, vola, corre, sobbalza... sembra fermarsi... plana lentamente.
Mi sento sporco di terra e l'anima sorride. Ondate di calore, fuochi vitali che smembrano, luci irreali... ossessionanti... una montagna... no, un vascello... solo cirri bluastri come le vene.
Lì scorre l'aroma, libagioni d'aroma ed una stanchezza eterna.
Appagamento... torpore... una mollezza ignota mi invade.
Rivedo le teste arruffate, voglio rivederle, sento di nuovo le parole di chi mi sta intorno... brevi brividi... fa freddo.
La luna alta brilla freddamente. Le cabine sono mostri lividi, irrealtà senza più limiti.
Sta passando... piano, lentamente... lampi brevi di luce verde... organi dalle melodie sataniche... ti piacciono i Pink Floid?... sta passando... è notte fonda, fredda, comincio a ritrovare la realtà, i pensieri si allontanano, brevi vuoti di memoria... sì ma preferisco "The Dark Side of the Moon"... tutto appare: gli occhi stralunati di Alberto, la sua magrezza deserta, i volti coperti di indifferenza... smorfie crudeli... brividi... il tavolo scrostato, la siringa è rimasta sopra uno sgabello e questo freddo intirizzisce le dita.
- Mi è quasi passato...
- Lasciami in pace, non parlare... non vedi che colori bomba?   Mi alzo lentamente. Forse sto male.
- E spostati! - ma Alberto mi sta davanti, si muove come se nuotasse in un liquido denso.
- Il nero è il più' bello di tutti.... -
Cerco di uscire dalla cabina spalancata, ce la faccio graffiandomi sui cardini divelti ed arrugginiti; mi butto in ginocchio sulla sabbia... vomito vomito, vomito e piango.
Ho paura, potrebbe venire "madama" sussulto ai piccoli rumori... un sapore orribile mi sta torturando; la risacca sembra impadronirsi delle mie orecchie.
Lontano, le lampare distese sul mare sembrano tante lucciole.
Devo orinare.
Sono andato via.
Domani li vedrò di nuovo al solito posto.
Continuo ad annoiarmi nella mia nullità di animale braccato dalle abitudini.
- Ciao Alberto, mi fai fumare?-
- Guarda che sto a secco anch'io, non sono mica il tuo tabaccaio personale!-
- Capirai, per una sigaretta...
- Perché sei andato via ieri sera?
Mi stavano sul cavolo i tuoi colori e poi non stavo bene.
E' stato un viaggio bomba, devo rifarmi un acido stasera. - -- Albè, dai retta a me, niente di quella roba; ti ricordi quel giorno? Sono stato male da impazzire...
- Certo tu stavi da solo e poi chissà quale porcheria avrai preso...
- Ok fa’ come ti pare.
- Senti, adesso vado dal "moro", ieri ha detto che qualcosa avrebbe rimediato....
- Mi sta sul cavolo quel tizio.
- Lo so è un po’ "checca" ma dopo tutto è molto gentile...
Parole, parole, parole vuote dentro questa schifosissima città.
- Ma ingegnere non possiamo costruire là...
- Chi se ne frega avvocato, io so fare il mio mestiere, lei faccia il suo.
- Ti ha detto cosa?
- Ma che cretina sei!
- Signora, che belle scarpe ha!
- La situazione internazionale è tesa...
Tutte parole, vuote, che non dicono niente. Nulla.
Forse è tutto un gran vuoto.
Perché nessuno sta a sentire?
E' meglio affogarsi in Balzac, in Lucien De Rubemprè, nella sua bellezza, nel suo mondo antico con le dame vestite di seta e quel tenente di cavalleria... che pigolio... oh! ma è proprio lei signora marchesa? Venga, le presento monsieur Lucien... Sono io? No!.
Maledizione, sempre i soliti stupidi sogni.
Basta.
Siete fantasmi.
Mi volete lasciare in pace? Fiori di carta, vestiti di plastica, di carta, petrolio, energia, crisi, insicurezza, odio, sangue nero bianco, no rosso...
Meglio morire.
Stasera forse.
- Fammi accendere...
- E' proprio fatto male sto' spinello...
- E dai ma che ti frega!
- Ah! che profumo...
- Per forza è afgano nero.
Nessuno sa andare più in là di se stesso.
A chi importa che quel ragazzo con gli occhi stralunati è stato tre volte alla Neuro?
Vedi quello? suo padre lo odiava.
Quello che vedi a sinistra con gli occhiali è stato solo per tutta la vita.
La madre di quello che ride fa la puttana...
Già, ma a chi importa?
Prima o poi uno di questi cadaveri rimarrà sdraiato per sempre, con gli occhi sbarrati, pieni di colori, con le guance scavate a percorrere una strada che altri hanno già percorso.

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