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martedì 21 settembre 2010

L'airone

Viveva in un albero cavo, nella foresta di Hotwood; qualche volta potevi vederlo correre sui prati, fiero della sua agilità improvvisava guizzi veloci, agile e sicuro sulle sue lunghe gambe dava l'impressione che sfiorasse il terreno verde e soffice di una primavera colorata.

Le sue piume riflettevano la trasparenza dorata del sole ed ogni essere della foresta di Hotwood invidiava la sua bellezza.


Al tramonto, quando ogni cosa ruba al sole la sua calda morbidezza, lo vedevi arrivare superbo allo stagno; lepri, ricci, cervi, uccelli  ed ogni specie di animali lo guardavano muti ed ammirati mentre con  grazia altezzosa chinava il becco verso l'acqua trasparente; le piccole  rane verdi che prendevano il fresco della sera smettevano di gracidare e rimanevano immobili, quasi timorose di disturbare tanta maestosità.

Passavano i mesi, i giorni, le stagioni.

L'airone viveva felice nel suo universo incantato fatto di fruscii notturni, odori violenti di resine, di corse a perdifiato sulle radure della foresta e di bagni rinfrescanti nello stagno trasparente.

La sua era un'esistenza felice.

Un giorno vide di lontano un uomo; il suo istinto lo obbligava a fuggire ma non lo fece.

Lo incuriosiva quello strano essere, eretto e superbo, così diverso dagli altri animali.

Rimase acquattato tra le alte erbe, trattenendo il respiro.
La curiosità era più forte di ogni sensazione di paura.

L'uomo camminava lentamente.

Ogni tanto si chinava a raccogliere un fiore. L'airone vide che in mano stringeva un mazzetto di viole e gli sembrò strano che qualcuno potesse pensare a raccoglierle.

Lui preferiva odorarle. L'uomo intanto s'era fermato e sembrava che si fosse accorto della sua presenza. L'airone ebbe un fremito di paura, stava addossato al terreno quasi tremando.

- Ti ho visto sai, so che sei nascosto là - disse improvvisamente l'uomo guardando dalla sua parte e continuò - Non aver paura, non  voglio farti del male, ti prego non fuggire-.

L'airone uscì lentamente dal suo nascondiglio e rimase un  pò discosto dall'uomo che continuò a parlare

- Sei diverso dagli altri aironi; tu non sei volato via -
- Cosa vuol dire "volato" - gli chiese l'airone facendosi
coraggio.

- Volare vuol dire alzarsi in cielo come fanno gli uccelli, tu dovresti saperlo fare - gli rispose l'uomo.

- Ma io non sono un uccello, sono un airone! - - Appunto, anche gli aironi sono degli uccelli ed anche loro sanno volare - rispose l'uomo avvicinandosi un pò .

- Ma tu hai le ali tagliate! - esclamò con stupore l'uomo che intanto era arrivato vicinissimo all'airone.


Ancora oggi, raccontano i vecchi della foresta di Hotwood, quanto fu grande il dolore dell'airone che non poteva volare. Per parecchi mesi rimase dentro l'albero cavo affidandosi alla pietà degli animali della foresta.

Un giorno trovarono la sua tana vuota e molti giurarono di averlo visto volare nel sole.

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